commenti e articoli
Incontri sulla famiglia
 
   
4 Maggio 2007
«UN PERCORSO DI FEDE  - ATTRAVERSO IL PASSAGGIO DELLA NOTTE OSCURA
DESCRITTA DA SAN GIOVANNI DELLA CROCE - CHE POTRÁ MIGLIORARE LE
RELAZIONI FAMILIARI»

sopra: le relatrici 
Giovanna Aldighi
Loredana Terranova




11 Maggio 2007

“L’acqua e la rosa - piccola grammatica della vita di relazione - custodire, sopportare,  ravvivare,
 guarire”.


sopra: il relatore, don Domenico Pezzini presenta la sua ultima fatica - "L'acqua e la rosa"


don Domenico Pezzini:  L’acqua e la rosa – Piccola grammatica della vita di relazione (Centro Ambrosiano, 2005)

Domenico Pezzini è un sacerdote della diocesi di Lodi, che abbiamo conosciuto in occasione della conferenza, organizzata dal Centro Culturale Lumen Gentium, in cui egli ha presentato il suo libro. Pezzini è professore universitario e pubblicista ed ha al suo attivo diverse opere e traduzioni.
Il libro è proposto come una “grammatica della vita di relazione”, in particolare della vita di coppia, in quanto l’autore intende evidenziare che l’amore è un’arte che, ancorché nasca spontaneamente, diviene fecondo se è costruito su alcune regole e si mantiene nel loro alveo.
Il tema è trattato in quattro punti, seguendo la traccia di Giuliana di Norwich: custodire, sopportare/supportare, ravvivare, guarire. 
Custodire, cioè considerarsi custodi e non proprietari della persona amata, rispettandola e prendendosene cura; a questo proposito, Pezzini ci fa’ notare il recente cambiamento delle parole usate nella celebrazione del sacramento del matrimonio: “io accolgo te” anziché “io prendo te”.
Sopportare/supportare: le due parole hanno la stessa origine, anche se oggi vengono recepite con sfumature differenti, in quanto nel verbo sopportare c’è più un aspetto passivo ed una dimensione di fatica mentre in supportare prevale l’azione generosa, volontaria e gioiosa di chi si mette a disposizione per soccorrere ed aiutare chi è debole. Il concetto ci è spiegato tramite una citazione di Paolo: «Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi» (Rm, 15, 1).
Ravvivare, nel duplice senso di dare e ridare vita. Ciò significa rinunciare alla voglia di impadronirsi della persona amata, evitando le relazioni soffocanti e lasciando spazi di libertà. La relazione ravviva le persone in quanto da’ senso al loro essere, questo significa pensarla come  “sfondo”: esisto perché qualcuno mi ama, vivo perché il mio essere al mondo da’ senso a qualcuno e riceve senso da qualcuno.
Guarire, la relazione comincia sotto il segno di un “malessere” che richiede di essere curato: «Non è bene che l’uomo sia solo» (Gn, 2, 18), il benessere della creatura umana esige il superamento della solitudine. È chiaro, dunque, che la relazione è terapeutica nel semplice suo essere, o almeno che questa è la sua vocazione, perchè sappiamo benissimo, purtroppo, che tante relazioni sono fonti di sofferenza.
«Un’amicizia che può finire non è mai stata un’amicizia vera», scrive San Girolamo. C’è sempre un certo tasso di precarietà nelle relazioni umane. Ognuno di noi ha un radicale bisogno di infinito ma può rispondere a tale bisogno solo e sempre in maniera relativa; onde due sole scelte possibili, o andare direttamente a Dio scegliendo lui solo o accontentarsi di una relazione comunque limitata che può trovare, nella stabilità e nella fedeltà, un vestigio di quell’amore appagante, dato e ricevuto, senza il quale la vita perde senso.
La spirale dell’amicizia e dell’amore, definita da san Bernardo, trova in Cristo il suo fulcro, la sua verità perfettamente realizzata: «amati amiamo, e amando meritiamo di essere amati ancora di più»,
L’amore è la partenza, il percorso ed il traguardo della vita.

Gianluca & Francesca di Castri