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La Divina Commedia |
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17 Novembre 2006 Nell'ex parrocchiale di Pozzo d'Adda, in presenza di un folto pubblico di appassionati del sommo poeta, il professor Roberto della Vedova ha tenuto il primo incontro sulla Commedia dantesca. Con un approccio non convenzionale - soffermandosi in particolare sulla numerologia (quasi cabalistica) e la concezione astronomica medievali che permeano l'opera - ha dato vita a una interessante 'lettura' del proemio (Inf I), il canto 'stonato' (cioè fuori dall'armonica simmetria delle cantiche). Una lezione tutt'altro che accademica, che ha avuto come linee guida lo studio delle ipotesi sul messaggio messianico (autoreferenziale) di Dante - il veltro di Cristo? DXV - e sulla natura stessa della Commedia (testo profetico, sogno,..), l'analisi 'cronologica' del primo verso (il 'nostra' inteso come 'cosmica'), e quella simbolica relativa alla 'selva oscura' e alle fiere che ostruiscono l'ascesa al colle della salvezza. Tutto quadra, nella relazione ricca di date, numeri, riferimenti celesti e terrestri.. e ne esce un Dante 'geometra divino', consapevole (eccome) della sua 'missio' purificatrice. Alberto
Sopra: il relatore, professor
Roberto della Vedova
Sopra: l'auditorium 1 Dicembre 2006
Tutti pazzi per Dante, capitolo 2. Sì,
avete letto bene; e non si tratta del titolo di un film di serie B (i
famosi B-movies ora tornati di moda). E', invece, il seguito
dell'avventura nei meandri cerebrali di Dante, nella sua psicologia e
in quella del suo tempo; nella sua politica e in quella schizzofrenica
dei suoi governanti.. Una politica che stritola gli affetti
trasversalmente, non distinguendo parte da parte, famiglia da
famiglia.. E in questo ingranaggio perverso viene lacerato il Poeta e i
suoi interlocutori, che in Inf. X, tra i sepolcri infuocati, raccontano
e chiedono le sorti dei propri congiunti - disgiunti:
Farinata, che umiliò e poi salvò la guelfa Firenze vuole conoscere il presente del suo clan (gli Uberti) e Cavalcante che annichilisce per un malinteso silenzio di Dante sulla fine presunta del figlio. Alla domanda: fu l'Alighieri ghibellino (fuggiasco..) o Guelfo, il nostro relatore non può che ricordare l'artificiosa distinzione politica del tempo tra papali e imperiali nella complessa ambientazione comunale della Firenze delle Arti e dei Mestieri. Sconfitta la fazione ghibellina, i fiorentini non trovarono altro da fare che ricreare le stesse distinzioni politiche, con le stesse sfumature e le stesse irrealizzabili aspettative: il partito dei Neri contro quello dei Bianchi, come in un innocente gioco di dama, ma con in più la promessa di confino, confisca dei beni, esilio a vita per i perdenti.. La serata si vorrebbe non finisse mai, ogni terzina sembra contenere un intero trattato politico, teologico, psicologico, tra invettive, schermaglie verbali, drammi personali, profezie (a posteriori).. ma è ora di andare.. vengono abbandonate le sedie, gli amici se ne vanno (per la cronaca: non meno di cinquanta), con la tacita promessa di ritrovarsi a gennaio, ad ascoltare lo psicodramma delle anime dei suicidi.. Alla prossima! Alberto 19 gennaio 2007 E psicodramma (o straniamento)fu.. Più che un canto una seduta psicanalitica a tinte fosche. Quanto può essere contorta la mente umana? Quando nodosa e 'nvolta? (Dante riesce a descriverla perfettamente adottando un registro linguistico particolarmente intricato). Ascolti e nel frattempo immagini.. Immagini Pier della Vigna accecato e imprigionato rimuginare sulla sua sorte e i suoi rovesci, lacerato dalla devozione per il suo signore e dall'inutile consapevolezza della propria innocenza; lacerato come lacerata è la sua anima in inferno, alla mercè della curiosità di Dante e dello stomaco delle arpie. Ascolti e nel frattempo immagini... Immagini la muta feroce di cagne avventarsi a sbranare lo scialacquatore di turno che nella fuga/foga devasta e mutila altre anime fragili (come in vita). La discussione e il commento si spostano sulla presunta innocenza di Pier della Vigna, sulle antitesi e analogie nominali - vigna (simbolo evangelico di giustizia) e pruno (involuzione dell'anima), Pier per S.Pietro (detentori di chiavi) - sui diversi modi di comunicare tra i puniti in inferno e Dante, che condanna i peccati e allo stesso tempo celebra i peccatori (S.Battaglia). Al prossimo incontro il palcoscenico verrà calcato da Ulisse (l'ingannatore), che ci dirà della grandezza e dei limiti del sapere umano.. Alla prossima! Alberto 16 Febbraio 2007 Lì, nell'ottava bolgia dell'ottavo cerchio, stanno i consiglieri fraudolenti, racchiusi in lingue di fuoco, degno contrappasso per chi la lingua la usò per perpetrare inganni. E lì sta, con Diomede, Ulisse, l'archetipo dell'umana furbizia, della ragione usata contro le creature e il Creatore; condannato da quell' “altrui” cui piacque sprofondarlo in Inferno, e da un Dante ora consapevole dell'impossibilità, per l'uomo, di conoscere e di sperimentare Tutto senza nemmeno un aiutino (la Grazia). Pare di riconoscere in queste figure così sicure di sé e affatto pentite, tanti riduzionisti, che sperano in un universo tutto rappresentabile e, magari, in futuro completamente governabile. Un Non-creato costituito solo dai suoi geni e dai suoi atomi, nulla più e nulla meno. Il viaggio-volo (tanto simile a quello di Icaro) non può che portare alla felicità della comprensione totale e alla consapevolezza di sé.. e infatti, inesorabile (almeno quanto l'inseguimento della virtù lungo ogni possibile rotta), la Sorte attende al varco l'uomo e la sua folle superbia: lo fa girare tre volte in un turbine e lo sommerge da capo a piedi (nell'ordine!). Degna fine per un 'nobile' fine.. Ci avviciniamo, rapidi, alla fine del percorso infernale, dove troveremo chi tradì i propri amici: sentiremo il gelo entrarci nelle ossa. Alla prossima! Alberto 1 Marzo 2007 'S'avanzano le insegne del re di Inferno'. Anche a Venanzio Fortunato, già vescovo di Poitiers, sarebbe corso un brivido (in tutti i sensi) lungo la schiena. Il suo 'Inno alla croce' diviene incipit del canto XXXIV, il canto "ribaltato", il canto della Bestia che, sorpresa, poi tanto bestia non è.. E' un mulino a vento, è una 'maciulla', mostro abnorme e meccanico, 'motore' del male. Potevamo in un tale contesto trovare fuoco e fiamme? No.. solo ghiaccio e venti gelidi, come a dire: siamo nel luogo universale più lontano dal calore e dalla luce divina. E qui lo splendente Lucifero ora non porta luce, ma gelo inesorabile. Ed è trino come la divinità di cui è degna antitesi; i suoi colori sono ancora quelli del legno della croce (lo sviluppo del gelso).I maciullati rimangono silenti e quasi anonimi, così come il loro instancabile aguzzino, nulla traspare della loro contorta psicologia di traditori di benefattori. Quasi a demolire l'immagine del Signore del Male, i due pellegrini ne fanno scala di servizio per poi vederlo capovolto. Da qui, dal meteorite che, unico, ha accolto Dite, riparte il viaggio, a velocità stratosferica, verso il monte della contrizione. Nell'ultima puntata cercheremo di comprendere la dimensione politica della commedia dantesca, muovendoci per i canti sesti delle cantiche, a veder Firenze, l'Italia e l'impero tutto. Alla prossima! Alberto |